Al cinema a Perugia: "Il divo"

La rubrica cinematografica questa settimana si occupa de "Il divo", in programma a Perugia nelle sale del Cinema Turreno e presso i Cinema Warner Village di Perugia.
Questo non è un film di denuncia, o di propaganda: è un atto dovuto, una sentenza senza prova d'appello, una corrispondenza intima a fatti accaduti che ormai solo la leggenda, ancor prima della storia, può raccontare. Così è per Il divo Julio, che viene dipinto da Sorrentino, che da anni pensava a questo film, lontano da qualsiasi modalità di verosimiglianza ontologica, in un autentico balletto dell'assurdo. L'attore Servillo interpreta un lato della sagoma Andreotti, non per adularlo o accusarlo, ma per chiedergli, con inquadrature spesso dal basso verso l'alto, una reminescenza rivelatoria. Sorrentino cambia spesso angolazioni, punti di vista, modo di inquadrare: praticamente la macchina da presa non sta un minuto ferma, addirittura uno skateboard dentro una sala del Palazzo.

"Il divo" si fonda sul fatto che la ridondanza è, se dosata a giusti livelli, l'unica arma che consenta di rappresentare la Storia con i toni accesi e discordanti del grottesco, così che il racconto assuma i toni di una tragedia in trance. Infatti Il divo assomiglia ad una tragicomica partitura che ammette l'eccesso e lo rovescia, non si accontenta della mera figura di ripiego, cerca sempre di addentrarsi nel fulcro di una faccenda piena di ombre. Andreotti fu l'architetto, lo stratega, il compendio dell'inaduito, la correlazione sublimata ad arte, Sorrentino aveva l'obbligo morale di fare questo film, lo doveva agli italiani, agli abitanti dell'I
talia messa in scena da Sorrentino, che è e rimane, ieri come oggi, un'Italia povera e pusillanime.

Vostro, Michele_2046