Cinema: Non è un Paese per vecchi

Perugia city inaugura una rubrica di puro divertissement, a cura di Michele_2046, che avrà per tema recensioni cinematografiche. Partiamo dal premio Oscar 2008 Non è un Paese per vecchi.

Con i Coen non si deve correre il rischio di prendere l'opera guardando le psicologie dei personaggi, perchè il lavoro, lo "studio" è tutto di testa e niente viene lasciato lì sulla scena come elemento di secondo ordine. I Coen sono dei cineasti riflessivi e strutturalisti, il paesaggio di No country for old man è là per ribadirlo: solo schegge di immaginario. Il silenzio domina e viene interrotto solo da forme di violenza scheggiate ed autonome. Il mosaico che prende corpo procede attrverso un accumulo stilizzatissimo e porta la tensione ai livelli di Blood simple per poi terminare nel finale a chiasmo.

Come si è detto, No country for old man è uno studio e va servito ad un pubblico probabilmente già idoneo ad interpretare la ballata maccarthyana di fondo.
Comunque un incontro tra i cineasti di Minneapolis e il narratore della violenta e desolata fontiera americana ha prodotto un film che racchiude in sè allo stesso tempo l'umano e l'analitico, il sangue e l'umana disperazone di ogni giorno. Che il killer di Bardem sia fuori di testa è una consuetudine dettata dal tempo che scorre al contrario. I Coen lo affermano in maniera del tutto circolare, istantaneamente riescono a raffiguarare il male per poi liberarlo in faccia allo spettatore.


Vostro, Michele_2046


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